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4° Trofeo Altissimo Molise
Scritto da Staff   
Sabato 30 Agosto 2014 11:10

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Staffetta MTB-RUN-MTB
Scritto da Staff   
Martedì 05 Agosto 2014 09:18

Quest'anno la Staffetta Mista si terrà il 14 Agosto e non comprenderà più lo Skiroll.

Ogni squadra sarà composta da 2 atleti, un ciclista ed un podista.

Ore 16.30 partenza in linea della prima  frazione (mountain bike) che percorrerà

un circuito alternato da tratti di strada asfaltata e sterrata, della distanza di 6 km.

Arrivati in paese il ciclista darà il cambio al podista  che percorrerà lo stesso tracciato

della  mountain bike e infine il cambio con il ciclista che rifarà di nuovo il giro

con arrivo nel paese.

Clicca sull'immagine seguente per scaricare il programma in PDF. 

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 05 Agosto 2014 09:22
 
Corso di Arrampicata 2/3 Agosto 2014
Scritto da Staff   
Martedì 22 Luglio 2014 08:54

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Ultimo aggiornamento Martedì 22 Luglio 2014 08:59
 
Time lapse Pescopennataro
Scritto da Staff   
Venerdì 14 Giugno 2013 18:02

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 14 Giugno 2013 18:20
 
'Ne cande, il nuovo libro di Gustavo Tempesta
Scritto da Staff   
Mercoledì 16 Luglio 2014 18:11

Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Con il secondo dopo guerra l’emigrazione continuò a spopolare paesi e campagne. Il trasferirsi nelle città comportò che il “lieto canto” si trasformasse in disagio esistenziale in alcuni; in altri, abbandonata rassegnazione e perdita d’identità. Il disconoscimento delle proprie radici e il rifiuto del dialetto avvertito come fardello ingombrante fece acquisire una nuova dimensione a chi lasciò i piccoli paesi del sud, omologando e conformando questi a una realtà coatta. 
 
Gustavo Tempesta
 
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Consegna ufficiale del gatto delle nevi!
Scritto da Staff   
Domenica 05 Gennaio 2014 14:01

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Consegna dell'Attestato di Pubblica Benemerenza
Scritto da Staff   
Mercoledì 13 Novembre 2013 14:52

Sabato 16 Novembre 2013, alle ore 16.00, presso la Sala Consiliare Edomondo Falcione, il Ministero dell’Interno consegnerà al Comune di Pescopennataro l’Attestato di Pubblica Benemerenza al merito civile.

Nella stessa occasione si svolgerà l’inaugurazione della nuova Piazza del Popolo. 

Cliccate QUI per visualizzare il programma

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Appunti di storia a cura dello Staff

[cliccate sull'immagine per aprire il PDF]

My Story

by Romuald Lipinski

 

http://www.gmu.edu/departments/economics/bcaplan/museum/lipinsky.htm

(Traduzione a cura dello staff )

 

 

ITALIA

 

Dicembre 1943 - aprile 1944


Non dimenticherò mai il viaggio attraverso il Mar Mediterraneo verso l'Italia. .....

I tedeschi ancora occupavano Creta e i loro sottomarini pattugliavano la zona.   ....
Navigammo lungo la costa africana fino trovarci di fronte l'Italia e lì attraversammo il Mar Mediterraneo.

La nostra era una nave olandese, non so le dimensioni, ma mi sembrava che si trattasse di una grande nave. Il convoglio era composto da molte navi, circondato da cacciatorpediniere.

Durante l’attraversata ci fu un solo allarme, ma non furono usate cariche di profondità. Apparentemente si trattò di un falso allarme. Guardavo l'acqua e pensavo che avrei dovuto saltare verso il basso nel caso in cui venissimo colpiti dai siluri. L'acqua non era molto invitante.

Dopo cinque giorni, il 21 dicembre 1943, arrivammo a Taranto, l'Italia, nella base navale che si trova sul tacco dello stivale italiano. Le Autorità britanniche, responsabili dei rifornimenti,  non erano preparate per l'afflusso di tanti uomini e, di conseguenza, non avevamo nulla da mangiare.

Ma riuscimmo a scambiare con gli agricoltori locali le poche cose che avevamo in cambio di vino, e non c'è peggiore combinazione dello stomaco vuoto e una bottiglia di vino. Presto molti dei miei commolitoni si ubriacarono. ..


Per la maggior parte del tempo, rimasti a Taranto, è piovuto. Dormivamo nelle tende, a due posti, sul terreno, io avevo poggiato il mio mantello su di uno strato di foglie secche per isolare il mio corpo dall’umidità.  Ma passammo anche dei momenti piacevoli. Molti di noi tentavano il contatto, con successo variabile, con le signorine locali.

A febbraio iniziammo la nostra marcia verso nord.
Attraversammo Bari, il luogo che fu sede di una delle regine polacche, moglie del re Sigismondo I della dinastia Vasa. Poi passammo per Foggia che era stata gravemente bombardata dagli Alleati. Più a nord, dopo Campobasso, andammo verso le montagne coperte con forti nevicate. Infine arrivammo ad Agnone, dove venne fissata la sede del reggimento. Dopo un paio di settimane di permanenza in Agnone  procedemmo verso la prima linea. La sezione a noi assegnata era un luogo chiamato Pescopennataro. Abbiamo camminato in fila, la strada era coperta di neve, attraverso un sentiero stretto. La nebbia era così densa che la visibilità era limitata a un paio di piedi. La nostra attrezzatura era condotta da muli. Dopo diverse ore di marcia arrivammo a Pescopennataro, che era la nostra area di combattimento in prima linea.

Pescopennataro era un piccolo villaggio che era stato quasi completamente distrutto. C’erano solo poche case che potevano essere definite abitabili e una chiesa. La chiesa aveva un grande buco nel tetto, ma il pavimento di alcune aree era relativamente asciutto. La maggior parte dei nostri soldati rimasero in chiesa. Il villaggio era stato distrutto dai tedeschi in ritirata, che avevano minato praticamente tutto. Io ero situato in uno stabile che era stato utilizzato per ospitare una capra, ma era un tetto sopra le nostre teste. E ci volle un po 'di tempo per la pulizia del luogo, e lì poggiammo le nostre cuccette di legno.

Molti eserciti avevano attraversato Pescopennataro. Prima di tutto, le truppe canadesi dopo i tedeschi. Poi era arrivato il polacco Commandos, dopo di loro, alcune truppe britanniche e infine noi. Tutti avevano disseminato il territorio di mine, solo i locali italiani avrebbero potuto dirci quali settori erano liberi da mine ma nessuno lo sapeva con certezza. Si poteva solo immaginare.

Il villaggio è situato sul un bordo di una profonda vallata, poche centinaia di metri di profondità, che faceva parte del fiume Sangro. Il fiume, stretto in periodi di siccità si ingrossava nel tempo delle piogge e dello scioglimento della neve. I tedeschi erano dall'altra parte della valle, nella città chiamata Gamberale. Quando arrivammo, come ho accennato prima, c’era molta nebbia. Fummo posti di sentinella fra due enormi rocce e ci dissero:  "i tedeschi sono da quella parte, se vedete qualcuno provenire da quel lato sparate"
Non vedevo a più di 2 o 3 metri di distanza. A quel tempo non mi ero reso conto che dietro quelle due rocce vi erano  circa duecento metri di caduta verticale e che nessuno sarebbe potuto salire, senza essere notato, da quella rupe. Dopo il soggiorno in quel posto per un paio di giorni, notai un tenente che a distanza mi faceva cenno di andare verso di lui. Ma ero di guardia, non lasciai il mio posto fino a quando il nostro comandante di plotone stesso venne a spiegarmi che il punto in cui eravamo stati posizionati era pesantemente minato e il solo motivo per cui le mine non erano esplose era il fatto che la neve era  di spessore sufficiente a formare una crosta di protezione sopra i detonatori. Naturalmente spostammo il nostro posto rapidamente in area più sicura.

Durante il nostro soggiorno  ci limitammo a pattugliare la zona del Sangro cercando di ottenere quante più informazioni possibili sul nemico. Ma si trattava di un gioco mortale. Il pericolo era che le mine erano letteralmente ovunque. Mi ricordo che la prima vittima, uno dei nostri soldati ucciso da una mina, ebbe  un effetto su di me deprimente, capii che non era più un gioco, ma una cosa seria, le persone venivano uccise.

Non  potetti evitare, a dispetto di tutto l'odio per i tedeschi, di sentirmi rattristato quando una delle nostre pattuglie uccise un soldato tedesco che aveva con se una  lettera indirizzata alla madre. A quel tempo pensai che sarebbe potuto succedere a me, che aveva una madre che era da qualche parte in attesa di una sua lettera come la mia era in attesa delle mie lettere. E lei non avrebbe mai ricevuto l'ultima lettera scritta dal figlio, ma solo una  notifica che suo figlio era stato ucciso "sul campo della gloria". Gloria? Non è molto glorioso essere un corpo rigido. E quando si muore si  muore nello stesso modo, sia esso un tedesco, un polacco, un british o chiunque altro. Più di una volta, quando ero in piedi di guardia, ho pensato che da qualche parte, sull'altro lato della valle, c'era un giovane come me, che anche se determinato a uccidermi  se ne avesse avuto la possibilità, voleva solo uscire vivo da questa terribile guerra. Ma poi il mio pensiero andava a quei luoghi in Polonia, dove i tedeschi sono stati un’orgia di bestialità, la macellazione di persone innocenti, donne, bambini, pensavo  ai raid aerei sulla città dove centinaia di civili sono stati uccisi, bombardamenti sulle file di macchine di civili in fuga, centinaia di ostaggi fucilati, senza alcuna ragione. Allora il mio odio per i tedeschi e di tutto ciò che era collegato con loro prendeva il sopravvento e un desiderio di vendetta dominava i miei sentimenti. Penso che ogni soldato ha questo tipo di pensiero, almeno una volta. Ma quando si è in combattimento non c’è tempo per le esitazioni e le meditazione. O 'tu o lui. Non ho mai avuto una situazione in cui ho dovuto uccidere e mi fa piacere.
Durante il nostro soggiorno a Pescopennataro, entro la fine di marzo, ricevemmo  l’ordine che tutti coloro che  erano stati a scuola in Palestina avrebbero dovuto sostenere gli esami ad Agnone. Tutte le strade della zona erano state distrutte con gli esplosivi, ed erano percorribili, per i rifornimenti, solo da muli. La neve era alta  parecchi metri. Era così profonda che dovemmo soccorrere  un convoglio di muli con la scorta indiana rimasta  sepolta sotto la neve scavando per tirarli fuori. Alcuni degli indiani erano congelati, ma non credo che nessuno di loro è morto. Le pattuglie tedesche erano ancora in zona, il viaggio non era molto sicuro. Tre di noi, con i nostri fucili, le bombe a mano e libri nel nostro zaino partimmo per Agnone. Dopo circa dieci chilometri a piedi nel sentiero, in mezzo alla neve, raggiungemmo la strada, già riparata, dove un camion ci aspettava per portarci ad Agnone. ..

 

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2013 18:58
 
Feste di San Luca 2013
Scritto da Staff   
Lunedì 02 Settembre 2013 19:56

Clicca sull'immagine per ingrandirla

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Settembre 2013 19:58
 
La Vedetta Sannita
Scritto da Duccio De Vincenzo   
Giovedì 09 Aprile 2009 18:39

 

... Non si è urlato arte dove c'era il vecchio immondezzaio di Pescopennataro, ma si è cercata emozione nell'incontro di quanti raggiungono l'attuale piazzola belvedere.

E così, con la verità delle cose semplici si racconta, a forestieri e amici che vengono a trovarci " al tempo dei Romani, qui vivevano i Sanniti: li chiamavano pastori guerrieri perchè vivevano soprattutto di pastorizia, ma quando erano minacciati da popoli nemici, diventavano dei soldati fortissimi...." così l' ho sentita raccontare  e così li ho immaginati sempre, a pascere armenti armati di tutto punto.

Così è nata la vedetta sannita, la sua ombra." (DUCCIO)

 (cliccate due volte sul video per vederlo con una maggiore definizione su youtube) 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Aprile 2009 19:00
 
La tavolozza dei colori - di Antonio Litterio
Scritto da Staff   
Lunedì 15 Luglio 2013 21:40

"[...] Presto non c'è tempo da perdere, corro veloce come il vento in camera per prepararmi... l'adrenalina è a mille, la voglia di vedere questo spettacolo è incontenibile... mi catapulto all'ingresso dove indossata la tuta esco, l'unica luce è una lampada frontale, allontanatomi un po dalla base la spengo ed alzo gli occhi al cielo e lì sopra la mia testa un incredibile spettacolo, una scia lunga e sinuosa che arriva dall'orizzonte, di un colore verde, viva, che si muove... la visiera si appanna e quindi la tolgo.. gli occhi quando sono scoperti non fanno male bruciati dal freddo... ma anche se non si sente dolore non vuol dire che non soffrano i -65°C." [...]" - Articolo originale disponibile QUI 

 

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dal sito regionale Rai  (trovate l'articolo orginale QUI

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 16 Luglio 2013 15:59